La normativa attuale sugli pneumatici fuori uso

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Il successo delle vendite online degli pneumatici

Nonostante, in questi ultimi anni, il numero delle aziende produttrici di gomme sia aumentato in modo notevole, ancora oggi diversi clienti preferiscono continuare a rivolgersi al mercato tradizionale, nonostante i prezzi online siano generalmente più convenienti. Chi decide di acquistare via internet lo fa, nella maggior parte dei casi, dopo aver avuto rassicurazioni dagli amici che si sono già avvicinati in precedenza a questa nuova modalità di vendita.

Le aziende che operano online hanno scelto di adottare le stesse “leve di marketing” che, ormai decine di anni fa, hanno portato al successo i supermercati. Infatti, i punti di forza sono il grande assortimento, la possibilità di scegliere con la massima libertà e, come indicato precedentemente, il prezzo degli pneumatici. L’unico aspetto negativo sembra essere la mancanza di un contatto diretto con i prodotti che, se nel caso di un supermercato aveva ragione di esistere (soprattutto nel caso di merci deperibili), nelle gomme non riveste un’importanza fondamentale. Un grande vantaggio è rappresentato dal fatto di poter procedere all’acquisto 24 ore su 24, anche nei giorni festivi, semplicemente collegandosi alla rete con il proprio Pc.

Un aspetto da tenere in considerazione è quello dello smaltimento degli pneumatici fuori uso che, a partire dal 2011, ha visto cambiare la normativa. Se, fino a quel momento, venivano considerati come dei rifiuti speciali “non pericolosi”, consentendo ai possessori di portarli nelle discariche, da quell’anno in poi tutto è mutato.

Il cambiamento della normativa in merito agli pneumatici fuori uso

A portare al cambiamento della disciplina sono stati diversi fattori; in primo luogo la raccolta degli pneumatici fuori uso, il loro stoccaggio e le operazioni di trasporto portavano a dover gestire dei costi molto rilevanti. Il fatto che gli pneumatici siano vuoti nella parte interna ha portato, in passato, anche a problemi di spazio nelle discariche. Ultimo aspetto da considerare era la resistenza nel tempo dei materiali utilizzati, che finivano per costituire un pericolo per l’ambiente. È stato il D.M. 82 a cambiare tutto, obbligando i produttori (ma anche gli importatori) a ritirare direttamente le gomme per riciclarle. Fortunatamente, gli interessati possono fare affidamento sui consorzi nati appositamente, che vengono autorizzati dal medesimo decreto ministeriale.

I costi legati allo smaltimento delle gomme e le truffe perpetrate in passato

Per quanto riguarda i costi connessi allo smaltimento degli pneumatici fuori uso, la loro definizione spetta ai consorzi, mentre a pagarli sono i consumatori. Questi ultimi vedono l’importo sotto forma di “contributo ambientale”, che deve essere indicato in modo separato dal prezzo delle gomme. Ovviamente, il pagamento spetta sia nel caso di acquisto “fisico” che sul mercato online. Questa nuova normativa ha impedito che si verificassero alcune truffe che potevano aver luogo prima della sua introduzione.

In particolare, l’accumulo delle gomme aveva portato alla nascita di diverse discariche abusive; le operazioni per la loro bonifica richiedevano costi non indifferenti. Un altro metodo utilizzato per provare ad “alienare” gli pneumatici fuori uso consisteva nel rivenderli come pneumatici usati, esportandoli con bolletta doganale nei Paesi del terzo mondo. In realtà, la ditta interessata all’acquisto si dimostrava, in molti casi, di pura copertura, tanto che molte risultavano fallite pochi mesi dopo l’acquisto di grandi stock di gomme.

Il riciclo degli pneumatici e le materie prime di seconda generazione

Attualmente, la legge specifica che ha lo scopo di regolare sia la raccolta che il riciclo, permette di trasformare gli pneumatici fuori uso in materiali da riutilizzare, finendo per rappresentare delle materie prime di seconda generazione. Nella pratica, il processo prevede un’iniziale fase di trituratura degli pneumatici; la parte gommosa ottenuta viene mescolata a dei frammenti di acciaio. Per quello che concerne la parte metallica, invece, quest’ultima viene estratta e venduta alle acciaierie, che hanno il compito di fonderla nuovamente. Un’ultima parte gommosa finisce per essere impiegata come combustibile. Pertanto, gli pneumatici si sono trasformati da rifiuto costoso in elemento che può essere valorizzato. Grazie proprio alla vendita dei materiali ottenuti è possibile mantenere contenuto l’importo del contributo richiesto al consumatore.

È importante sottolineare come la vendita delle materie prime secondarie debba obbligatoriamente tenere conto dei prezzi stabiliti dal libero mercato. Questo implica che il funzionamento del sistema è legato al rispetto del pagamento dei PFU. Per tale motivo la legge prevede che il venditore lo incassi indipendentemente dal fatto che il consumatore abbia degli pneumatici fuori uso da smaltire. Molti acquirenti vedono il pagamento di questo servizio quasi come una tassa sui consumi.

La presenza di una tariffa unica a livello nazionale per il contributo allo smaltimento

Occorre ricordare come prima del 2011 i costi connessi alla raccolta e al successivo smaltimento degli pneumatici fuori uso venivano sostenuti unicamente dai gommisti. L’utente, quando cambiava le gomme pagava un contributo (variabile da gommista a gommista). In molti casi, però, tale costo veniva incluso nello stesso prezzo delle gomme, rendendo impossibile percepirlo. Il fatto che oggi esista una tariffa unica in tutto il Paese (in quanto stabilito dai consorzi e approvato direttamente dal Ministero), rende sufficienti pochi euro per finanziare una rete molto efficiente. Ancora oggi, comunque, i centri di raccolta rifiuti che vengono gestiti dai comuni accettano le gomme, per evitare che i consumatori li liberino nell’ambiente. Questo anche se la legge vede unicamente nei gommisti la categoria autorizzata a procedere alla sostituzione.

Purtroppo deve essere ricordato come qualche gommista abbia ancora l’abitudine, nonostante i consorzi ritirino gli pneumatici fuori uso gratuitamente, di consigliare ai clienti di portarli nelle oasi ecologiche del comune. Questo accade per ragioni fiscali, in quanto non sono pochi coloro che credono che minori risultino i PFU conferiti ai consorzi, maggiore sarà la quota relativa alle entrate per prestazioni che potranno evitare di dichiarare allo Stato.

immagine pneumatici fuori uso via shutterstock

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